Con l’avvicinarsi della scadenza del 30 aprile 2026 per l’invio della Dichiarazione IVA 2026 (anno d’imposta 2025), molti contribuenti si fanno sempre la stessa domanda:
“Devo mettere il visto di conformità oppure no?”
La risposta dipende soprattutto da come vuoi utilizzare il credito IVA: in compensazione (pagare altri tributi/contributi) oppure a rimborso. Vediamolo con parole semplici e con una checklist pronta.
La regola più importante (da ricordare)
C’è l’obbligo di apporre il visto di conformità se il credito IVA che vuoi usare in compensazione orizzontale supera 5.000 euro.
In alternativa al visto, per alcune società soggette a controllo contabile, la dichiarazione può essere sottoscritta dai soggetti che esercitano il controllo contabile.
1) Credito IVA: compensazione “verticale” e “orizzontale” (senza tecnicismi)
Compensazione verticale
È quando usi l’IVA a credito per pagare IVA dello stesso tipo (esempio: IVA a credito di gennaio per compensare l’IVA a debito di febbraio). In generale non ha il vincolo dei 5.000 euro indicato per l’orizzontale.
Compensazione orizzontale
È quando usi il credito IVA per pagare altri tributi o contributi (INPS, INAIL, ritenute, IRES/IRAP, ecc.).
Qui scatta la soglia “chiave”:
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Credito IVA fino a 5.000 euro → puoi usarlo in compensazione orizzontale già dal 1° gennaio 2026 (codice tributo 6099, anno di riferimento 2025).
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Credito IVA oltre 5.000 euro → serve visto di conformità e il credito diventa utilizzabile dal 10° giorno successivo alla presentazione della dichiarazione IVA munita di visto.
📌 Nota: la circolare ricorda anche il limite annuo della compensazione (2 milioni) e che per le start-up innovative il limite dei 5.000 euro è elevato a 50.000 euro.
2) Esempi pratici (per capire subito se ti riguarda)
Esempio 1 – Credito IVA 4.800 €
Hai un credito IVA 2025 di 4.800 euro e vuoi usarlo per pagare contributi o imposte.
✅ Puoi iniziare dal 1° gennaio 2026, in F24 con 6099 – anno 2025.
Esempio 2 – Credito IVA 12.000 €
Vuoi compensare 12.000 euro per pagare altri tributi.
⚠️ Serve visto di conformità sulla dichiarazione IVA 2026 e potrai utilizzare il credito dal 10° giorno dopo l’invio della dichiarazione vistata.
Esempio 3 – Rimborso IVA 40.000 €
Chiedi un rimborso IVA superiore a 30.000 euro.
La circolare ricorda che il visto è necessario anche per chiedere il rimborso senza garanzia (con dichiarazione sostitutiva), mentre in situazioni di rischio la garanzia può essere richiesta.
3) Rimborso IVA: quando serve garanzia e quando no
La circolare sintetizza così:
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Rimborso fino a 30.000 euro → normalmente senza adempimenti ulteriori rispetto alla richiesta.
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Rimborso oltre 30.000 euro → niente garanzia se:
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dichiarazione (annuale o TR) con visto (o sottoscrizione alternativa),
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dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
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Situazioni di rischio → può essere richiesta la garanzia (ad es. attività iniziata da meno di due anni, avvisi di accertamento rilevanti nel biennio, TR privo di visto, rimborso a seguito di cessazione attività).
4) Soggetti ISA: quando si può evitare il visto (entro certe soglie)
Per i contribuenti ISA è previsto un esonero dal visto (compensazioni e rimborsi) entro specifici limiti:
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fino a 50.000 euro con determinati punteggi (es. 8–<9 nel 2024 o 8,5 come media 2023/2024);
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fino a 70.000 euro con punteggi più alti (es. 9 nel 2024 o 9 come media 2022/2024).
👉 Qui la verifica va fatta caso per caso: punteggio ISA, importi e tipologia (annuale o trimestrale).
5) Credito IVA “residuo” del 2024: attenzione all’anno indicato in F24
Se ti è rimasto un credito IVA maturato nel 2024 (già esposto in IVA 2025), la circolare ricorda che puoi continuare a usarlo anche nel 2026, indicando in F24 6099 e anno di riferimento 2024, fino alla presentazione dell’IVA 2026 (che “rigenera” il credito e lo somma a quello 2025).
6) Cosa controlla lo Studio prima di rilasciare il visto
Per rilasciare il visto servono controlli sulla regolare tenuta della contabilità e sulla coerenza tra documenti, registri e dichiarazione, oltre alla correttezza formale delle dichiarazioni, per cui il nostro Studio provvederà ad inviare alcuni documenti contabili al professionista abilitato con cui collaboriamo.
7) Checklist documenti da inviare allo Studio (visto IVA)
Ecco l’elenco essenziale richiesto nella circolare:
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✅ visura camerale recente;
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✅ dichiarazione IVA anno precedente + ricevuta di invio;
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✅ registri IVA vendite (definitivi);
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✅ registri IVA acquisti (definitivi);
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✅ registro corrispettivi (se in uso) + sezionali (se in uso);
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✅ liquidazioni IVA periodiche;
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✅ comunicazioni LIPE;
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✅ riepilogo annuale registri IVA;
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✅ modelli F24 (versamenti IVA e compensazioni) + ricevute/attestazioni (o stampa da cassetto fiscale);
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✅ comunicazioni delle dichiarazioni d’intento + ricevute di invio.
📌 Consiglio pratico: prima arrivano i documenti, prima si riesce a controllare e sbloccare l’utilizzo del credito oltre 5.000 euro senza stress.
La frase della Prof.ssa Eva 🐾
“Prima controlliamo, poi decidiamo.” 🔍
Se ci scrivi, ti diciamo subito se il visto ti serve davvero e cosa manca per procedere.
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Qualificato ATI e Certificato UNI 11511
Scarica la circolare completa da qui
infostudiolf fisco – 15.02.2026
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