La Manovra 2026 mette sul piatto circa 13 miliardi di euro per sostenere gli investimenti delle imprese, con strumenti diversi a seconda del territorio e del settore. Il messaggio chiave, però, è doppio: da un lato arrivano nuove risorse e nuove regole; dall’altro, per alcune aziende (soprattutto Centro e Nord) il 2026 rischia di essere un anno “di vuoto” rispetto ai crediti d’imposta che conoscevamo finora.
Vediamo le misure principali, in modo pratico.
1) Iperammortamento 2026–2028: torna, ma con paletti più stretti
L’iperammortamento è l’agevolazione fiscale che consente di dedurre quote di ammortamento più alte rispetto al costo reale del bene, riducendo le imposte.
A chi interessa
Imprese che investono in beni strumentali nuovi (materiali e immateriali) ad alto contenuto tecnologico, legati a trasformazione digitale/tecnologica/energetica (Transizione 4.0 e 5.0).
Periodo
Investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.
Novità importante: “Made in EU”
L’agevolazione è riconosciuta solo se i beni sono prodotti nell’Unione Europea (Made in EU).
Aliquote (maggiorazioni deducibili)
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+180% per investimenti fino a 2,5 mln
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+100% oltre 2,5 mln e fino a 10 mln
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+50% oltre 10 mln e fino a 20 mln
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oltre 20 mln: nessuna maggiorazione
Cosa cambia rispetto alle prime bozze
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sparisce la premialità “green”: è abrogata l’ulteriore maggiorazione del 40% prevista inizialmente per investimenti “verdi”;
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l’ammissibilità è legata ai nuovi allegati (ex A e B) riscritti come III-bis e III-ter, che includono nuove merceologie.
Adempimenti
Per accedere ai benefici sono previste comunicazioni e certificazioni sugli investimenti, da trasmettere al GSE.
2) ZES Unica Mezzogiorno: confermata (e potenziata)
La ZES Unica Mezzogiorno continua a operare anche nel 2026, con uno stanziamento indicato in 2,3 miliardi per l’anno.
In più, per il periodo 2026–2028 sono indicate risorse complessive (oltre allo stanziamento annuale) e l’allargamento del perimetro.
Estensione geografica
Nel perimetro agevolato risultano incluse anche Marche e Umbria per investimenti 2026–2028 (come previsto dalla legge 171/2025).
Caso particolare: investimenti 2025 (percentuale “rideterminata”)
Per gli investimenti realizzati fino al 15 novembre 2025, la fruibilità effettiva del credito d’imposta passa dal 60,38% al 75% (grazie a nuove risorse previste dal maxiemendamento).
Tradotto: rispetto al credito teorico “pieno”, si riduce la perdita di bonus (da circa 40% a circa 25%).
Cumulo con iperammortamento: sì, ma attenzione
È prevista la possibilità di cumulo tra iperammortamento e credito ZES, ma non sulle stesse voci di costo.
3) Centro e Nord: il rischio “vuoto” nel 2026 (fine crediti 4.0 e 5.0)
Dal 1° gennaio 2026 escono di scena i crediti d’imposta del Piano Transizione 4.0 e 5.0.
Questo significa che, per molte imprese del Centro e Nord, nel 2026 l’unico strumento “forte” per nuovi investimenti può diventare l’iperammortamento… con il limite che i benefici fiscali si vedranno in dichiarazione 2027.
La “valvola” per il Centro-Nord: ZLS
Per le Zone Logistiche Semplificate (ZLS) è previsto un credito d’imposta per investimenti 2026–2028 con 100 milioni per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.
4) “Vecchio” credito 4.0: fondo per investimenti 2025 (compensazione 2026)
È istituito un Fondo di 1,3 miliardi per il 2026 destinato al riconoscimento del “bonus 4.0” su investimenti in beni materiali/immateriali effettuati nel 2025, con compensazioni nel 2026.
5) ZES Unica “Agricola”: credito al 40% (settore primario)
Per imprese agricole, della pesca e acquacoltura, per investimenti 2026 in beni degli allegati III-bis e III-ter, è previsto un credito d’imposta del 40% (stanziamento indicato: 2,1 mln).
Per investimenti fino al 15 novembre 2025 sono confermate percentuali rideterminate: 58,78% per micro/piccole/medie e 58,61% per grandi imprese (come da provvedimento citato).
6) Imprese energivore: arriva un credito “tipo 5.0” (con risorse limitate)
La Manovra 2026 introduce un credito d’imposta che ricalca lo schema del Transizione 5.0, per le imprese energivore finora escluse, con dotazione indicata di 10 milioni per il 2026.
La misura è possibile anche grazie alla disapplicazione del principio DNSH (non arrecare danno significativo), perché finanziata con risorse nazionali e non PNRR.
7) Nuova Sabatini e Contratti di sviluppo: rifinanziamenti
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Nuova Sabatini: rifinanziamento di 200 mln (2026) e 450 mln (2027) per contributi su investimenti in nuovi macchinari.
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Contratti di sviluppo: rifinanziamento di 250 mln (2027), 50 mln (2028), 250 mln (2029).
8) Turismo: contributi a fondo perduto 2026–2028
Per sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica (destagionalizzazione, digitalizzazione, filiere e investimenti in criteri ESG) sono previsti contributi a fondo perduto con tetto di spesa di 50 mln per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028.
In pratica: cosa dovrebbe fare un’impresa adesso
Checklist rapida
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Se investi in tecnologia/impianti: verifica se il bene è Made in EU (requisito centrale).
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Controlla se l’investimento rientra nei nuovi allegati III-bis / III-ter.
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Se sei in area ZES: valuta il credito e l’eventuale cumulo (senza sovrapporre i costi).
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Se sei Centro-Nord: guarda anche a ZLS e pianifica l’effetto fiscale (iperammortamento “si vede” dopo).
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Se sei turismo/energivore/settore primario: verifica requisiti specifici e plafond.
Se vuoi, possiamo aiutarti a inquadrare l’investimento (territorio, bene, tempistiche, documentazione) per scegliere la strada più conveniente.
Per ogni dubbio o per una consulenza personalizzata, Studio La Francesca è a tua disposizione!
Francesco Paolo La Francesca – Consulente Tributario Certificato UNI 11511

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